Giulia Crivelli -

23/07/08

Valentina Cortese e la poesia che c'è in ognuno di noi

Valentinacortesem Qualche giorno fa ho intervistato Valentina Cortese, signora del teatro italiano ed europeo. La sua voce è ancora caldissima, appassionata (è nata a Milano nel 1923 e trovo che sia oggi, come in passato, una donna di eccezionale fascino e bellezza). Le ho fatto alcune domande sulle crociere che ha fatto negli anni Quaranta e Cinquanta (l'intervista dovrebbe uscire sul Sole 24 Ore di venerdì) ma avrei voluto chiederle di tutto, di più. Sono convinta che l'esperienza non sia trasmissibile, ma allo stesso tempo ho una perenne nostalgia del passato degli altri, di tutti i momenti che non ho vissuto per ragioni anagrafiche, geografiche, storiche.

Delle molte ma poche cose di cui abbiamo parlato, mi ha colpito un commento sulla moda e lo stile, che riprende le cose scritte in un libro pubblicato da WhiteStar all'inizio dell'anno, quando a Milano c'è stata una mostra ("Le citazioni della natura nelle creazioni di alta moda") dei vestiti più preziosi di Valentina.

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08/04/08

Sorpresa giapponese a scoppio ritardato

CiccheOggi ho avuto la conferma che il Giappone è fantastico. Giovedì mattina, all'aeroporto di Narita, ho comprato un vasetto di cicche locali, di marca LOTTE (così sta scritto sul barattolino, che vedete qui a fianco). Gusto: lime mint. Non sono le cicche più buone che io abbia mai assaggiato, ma nemmeno le più cattive.
La sorpresa l'ho avuta oggi: ormai il vasetto è vuoto per metà e così ravanando per farne uscire qualcuna sono incappata in un mini blocchetto di post-it verdolini (in tinta cioè con le cicche). Che strano, ho pensato: post-it nelle cicche. però in fondo i post-it servono sempre, tanto vale averli anche a portata di mano nel barattolino delle cicche, ho pensato.
tre secondi dopo l'illuminazione. i post-it verdolini servono per avvolgere le cicche prima di buttarle!!! ma quanto intelligentemente precisi sono questi giapponesi?

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07/04/08

La sorpresa giapponese

Tra poco cambierò leggermente il nome di questo blog. continuerò a parlare di moda, ma in modo un po' più "laterale". spero che questo mi faccia scrivere con ancora maggiore senso di libertà e forse anche con una maggiore spontaneità.
Miuccia_blossom Oggi però vorrei parlare di Tokyo: non ero mai stata in Giappone, ci sono andata per un breve viaggio di lavoro partendo domenica 31 e tornando giovedì 4 aprile. L'occasione era la presentazione di uno "spin off" di Trembled blossoms, il cortometraggio animato creato da Prada ispirandosi a una parte della collezione pret-a-porter per la primavera-estate 2008 (nella foto a destra, Miuccia Prada alla fine della sfilata di questa collezione, nel settembre scorso a Milano). La versione da 4 minuti è stata presentata in febbraio a New York, a Tokyo abbiamo vistaoun "nuovo capitolo" da 23 secondi in cui una farfalla si trasforma in un paio di occhiali.
Quello di Prada è un esperimento affascinante perché questi cortometraggi (prodotti dalla Hi!, una casa di produzione milanese, che però ha coordinato un team di artisti, illustratori, animatori digitali soprattutto americani) non sono destinati a diventare spot per il piccolo o il grande schermo. vivono sul sito Prada e forse, chissà, potranno far nascere altri progetti, magari coninvolgendo i frequentatori del sito. Presentare lo spin off di Trembled Blossoms a Tokyo, dopo New York e Los Angeles, è stata una bellissima idea: primo perché i giapponese hanno una grandissima sensibilità per i fumetti e l'animazione.

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14/01/08

I confini che interessano Miuccia

Pradauomofw08_d_2Pradauomofw08_cIeri alle 20 c'è stata la sfilata di Prada, ma alle 16.30 Miuccia Prada ha convocato un po' di giornalisti. E' sempre un piacere osservare come è vestita e ascoltarla parlare. Ieri aveva un completino verde scuro molto cinese, ricordava vagamente lo stile Shanghai Tang, ma con un tocco Prada.
Sopra indossava un cardigan e ai piedi aveva sandali con notevole tacco, che portava senza calze. Gli orecchini erano due lunghissimi pendenti con perle un po' irregolari, forse scaramazze. Com'è difficile essere davvero originali. Miuccia Prada secondo me ci riesce sempre. Sulla collezione, ha spiegato con grande disponibilità, quasi umiltà, i temi principali. Mi piace ascoltare Miuccia Prada perché si capisce quanto prenda sul serio il suo lavoro, ma senza prendersi troppo sul serio. E' diffiicle da spiegare: in altre parole potrei dire che è una persona consapevole del suo valore come stilista e del valore della sua azienda e del suo marchio, ma allo stesso tempo non si dà arie. Una cosa molto rara.
Sulla collezione ha spiegato di essere interessata al "confine tra vero e falso", "reale e virtuale". Per questo ha giocato con colletti che sembrano camicie, salvo poi sbottonare la giacca e notare che sono, appunto, solo colletti. poi ci sono la cravatte senza nodo, da allacciare dietro al collo con un bottone. e i tessuti con "texture" diversi (ma dello stesso colore) nello stesso capo.
Siamo anche stati invitati a vedere il backstage, con i modelli con mollettine nei capelli e soprattutto il "guardaroba". giacche, camice, panatloni e borse sarebbero bastati per 4 sfilate, o per una sfilata con 100 uscite. perché anche questo fa parte della magia e dello spettacolo di una sfialta: fino a pochi minuti prima non è sicuro al 100% chi indosserà cosa e abbinato a cosa. stilisti, stylist e collaboratori vari sono un po' come artisti, che decidono all'ultimo quali colpi di pennello dare.

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12/01/08

Tre borse e non una di più

Le gazzette nazionali ci hanno spiegato che a New York, per le vacanze di Natale, era pieno di italiani. E di europei in generale: è uno degli effetti della debolezza del dollaro, andare negli Stati Uniti è più conveniente che mai. E quando si è lì la tentazione di fare incetta di borse firmate, magari da regalare (o rivendere) agli amici è forte. Se ne sono accorti i grandi magazzini del lusso e i siti on line che vendono prodotti di lusso. In un articolo apparso due giorni fa sul New York Times si spiegava che Saks Fifth Avenue, Neiman Marcus e Bergdorg Goodman, sui loro siti, non permettono a nessuno di comrpare più di tre borse all'anno. I prezzi in dollari sono super convenienti, per noi europei, e pare che ci sia stata incetta di borse Gucci, Bottega Veneta, Prada, Dior, Chanel. Fare un affare è sempre bellissimo, ci si sente risparmiosi e anche un po' furbi. Ma comprare borse in Usa per rivenderle qui mi sembra esagerato. Pensate al trasporto, che scomodità. Infatti alla giornalista del New York Times che ha fatto il reportage è capitato, dice, di dover aiutare una ragazza dell'Est Europa a chiudere, sedendocisi sopra, una valigia stracolma di jeans firmati, che la turista-affarista si apprestava a riportare in Slovenia per rivnderli.

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18/12/07

Il tempo giusto per i saldi

Venerdì scorso, 14 dicembre, mi è arrivata una mail da Luisa Via Roma, negozio di Firenze, uno dei più grandi e innovativi multimarca d'Italia. Sono iscritta alla newsletter del loro sito internet, che è un vero e proprio negozio virtuale, ho anche comprato un paio di cose. una maglietta di marc jacobs con un enorme coniglio, ad esempio. La mail di venerdì annunciava l'inizio dei saldi per il giorno successivo. eh? di già? comodo, certo, per chi non ha ancora finito lo shopping natalizio. anche negli stati uniti spesso accade: ci sono super sconti proprio nei giorni prima di una festa. luisa via roma lo fa online, ma non credo lo faccio nel negozio "brick and mortar", quello "vero". perché credo che molte persone si arrabbierebbero. io certamente. non è fastidioso vedere una cosa che avete comprato a prezzo pieno scontata del 50% solo due giorni dopo Natale? Il 30% passi, forse. ma dall'inizio di gennaio, diciamo.

Oggi parlando con Saverio Moschillo, lo "scopritore" di John Richmond, che oggi guida un piccolo grande impero tessile-moda da mezzo miliardo di euro (oltre a richmond, ha in portafoglio husky e il marchio francese di scarpe di alta gamma menudier), abbiamo parlato anche di saldi. Lui è ancora più drastico: gli sconti non dovrebbero mai superare il 30% e i saldi dovrebbero iniziare dopo il 20 gennaio. Forse ha ragione. non per essere blasfema, ma anche l'ecclesiaste sarebbe d'accordo: c'è un tempo per comprare a prezzo pieno e uno per i saldi.

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Ah, se avessimo i tabloid

In questi giorni invidio più che mai tedeschi, inglesi e francesi. Perché hanno i tabloid. E perché è lì che si stanno scatenando gli articoli sulla """"""""""storia d'amore"""""""""" tra sarkozy e carla bruni. sulla prima pagina di Le Figaro non c'è traccia di questa """""""notizia"""""""". Sulla prima di Le Monde c'è solo una bellissima vignetta del mitico plantu, ma l'articolo è su tutt'altra faccenda (le restituzioni di oggetti d'arte all'italia da parte di getty museum e metropolitan). la vignetta dice tutto, compreso il fatto che, come ha scritto dagospia, carla bruni sarebbe "chirurgicamente bella": un occhio è come attaccato con un filo, ma penzola un po'. Noi no, non abbiamo i tabloid e così la """""""notizia""""""""" è in prima pagina da giorni sui nostri principali quotidiani.

Altra cosa sono i commenti: su Repubblica di oggi c'è un pezzo splendido di natalia aspesi su questa """""""storia d'amore""""""". ma le foto, vi prego, lasciatele ai tabloid. che purtroppo non abbiamo.

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12/12/07

L'eleganza naturale dei gatti

GattillugrandeQualche ora fa ho scritto che mi piacerebbe molto avere un cane. lo stesso vale per i gatti. o meglio: quelli li ho, anche se la maggior parte del tempo lo passano a casa di mia mamma, dove c'è più verde e soprattutto più compagnia umana. mi piacerebbe che stessero stabilmente a casa mia, e li tenessi sempre con me avrei lo stesso problema che avrei con il cane: sarebbero soli per la stragrande maggioranza delle ore.

detto questo, sabato in libreria guardavo le strenne dedicate ai gatti: quest'anno mi sembrano più numerose del solito. ne segnalo due in particolare, "cat confidential" (che trovate descritto anche nello speciale regali di natale che paola bottelli ha curato per il sito luxury24) e "ogni gatto è illuminato", libro fotografico di Yoshitaka Masumi. le foto sono tutti "scatti improvvisati": i gatti sono stati "sorpresi" dal fotografo nelle più varie pose, nella loro vita quotidiana. nessuno sembra infastidito ma neppure influenzato né tanto meno lusingato dalla macchina fotografica. è per questo che il libro è così bello: trovo terrificanti tutte quelle foto in cui i gatti vengono "messi in posa" o pettinati ad hoc. i gatti non hanno bisogno di sessioni di trucco o altro. credo siano tra gli animali più eleganti che esistano. fin da piccolissimi, tra l'altro. i cuccioli di cane, ovviamente adorabili, sono sempre più "sgangherati", goffi, cadono nelle pose più sgraziate e comiche. i gattini no. e sono proporzionati fin dalle prime settimane, forse solo le orecchie sono un po' grandi. i cani invece hanno zampone enorme, ad esempio. sono "sporporzionati" come a volte capita agli adolescenti della specie homo sapiens. e poi secondo me non esistono gatti brutti. oggettivamente. perché soggettivamente non esiste niente di brutto, credo, soprattutto tra gli animali. ma esiste qualche cane "oggettivamente " brutto. che poi sarebbe quello su cui cadrebbe la mia scelta in un canile.

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Se avessi un cane lo vizierei anche così

GucciDue giorni fa il mio collega Luca Veronese ha scritto sul Sole-24 Ore un articolo su come si lavora a Google, che nel 2007 è risultato, sia in Italia sia negli Stati Uniti, il miglior posto dove lavorare. La cosa che mi ha colpito di più è che si possono portare gli animali sul posto di lavoro.
Non so cosa darei per poter portare un cane (che purtroppo non ho) in ufficio. E temo che lo vizierei molto. o meglio: vizierei me stessa viziando il povero cagnetto. Per esempio potrei comprargli, se fosse uno stupendo jack russell, una borsa gucci per trasportarlo da casa all'ufficio. mi dicono che i jack russell siano cani cocciutissimi, però mi fanno una simpatia incredibile. Il mio sogno sarebbe avere un cane piccolo, tipo jack russell appunto, ma andrebbe benissimo anche un salvataggio da canile, e un cane grande grande. un akita inu o un pastore bernese o magari un rottweiler (ne ho avuto uno, la britta, quando abitavo con mia sorella).
In realtà non posso proprio prendere un cane: vivo da sola e passo troppe ore fuori casa. ma se potessi portarlo in redazione...

Pet_bv2un altro gadget allettante lo fa bottega veneta: una ciotola con il classico intreccio. stupenda, ma meglio non sapere il prezzo...

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10/12/07

Da non perdere: In the valley of Elah

ElahSull'inserto domenicale di ieri era segnalato il film "In the valley of Elah", con Tommy Lee Jones e Charlize Theron, regia di Mark Haggis (lo sceneggiatore di Crash). Ho letto la recensione con grande interesse perché non ricordavo di aver mai visto roberto escobar, critico cinematografico del sole-24 ore da molti anni, dare cinque stelle a un film. non voglio dire che mi fidi ciecamente del giudizio dei critici, anzi. però ero molto molto incuriosita. Così ieri sera sono andata a vederlo.
E' davvero un film splendido. Forse la più convincente denuncia della follia distruttiva della guerra che io abbia mai visto al cinema.
Ho pensato a tutti quelli che, anche in Italia, hanno sostenuto che, in fondo, la guerra in Iraq era giustificata, giustificabile.
Ho pensato che non si dovrebbe mai dare un giudizio su un'esperienza che non si è fatta. eppure tante volte lo facciamo. perché giudicare è molto più semplice che capire. Ma nel caso della guerra è pura follia sostenerla, senza averla mai vissuta - ma avendo mille strumenti per intuirne gli orrori.

Ma torniamo un attimo al film: Tommy Lee Jones è una maschera di dolore, un viso che lascia intendere che una volta era capace di esprimere, con altrettanta forza, la gioia. ma che ora non riesce a trovare pace. E poi brava anche Chralize Theron. anche se mi chiedo se sia lei a imporre agli sceneggiatori di imbruttirla o lo facciano loro di default. perché al naturale è troppo (bella). A un certo punto un viscido collega mschilista insinua che fare o non fare una cosa favorirebbe o nuocerebbe alla sua carriera (sua di Charlize). E lei risponde: "io non ho una carriera, ho un lavoro". E' così difficile da capire, che si possa escludere la priorità "carriera" e continuare a fare ed amare il proprio lavoro?

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